Nikolàj Vsèvolodovič Stavrògin, il funesto demiurgo. Al mondo c’è stato soltanto un personaggio bello e positivo, Cristo, tantoché l’apparizione di questo personaggio smisuratamente, incommensurabilmente bello costituisce naturalmente un miracolo senza fine. Ne parle pas De ce qui ne te regarde pas. La figura luminosa di Cristo rappresenta naturalmente il polo positivo, costituendo il vero e proprio Credo di Dostoevskij, formulato in questi indimenticabili termini nella celebre lettera del gennaio-febbraio 1854 indirizzata a Natalija Dmitrievna Fonvizina, moglie del decabrista Fonvizin che aveva seguito nell’esilio in Siberia, e dalla quale lo scrittore aveva ricevuto in dono la copia del Vangelo conservata gelosamente fino alla morte: «Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c’è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere. L'uomo di Monaco venne scritta da Augusto Daolio dopo un viaggio fatto nelle cittadina tedesca. Dostoevskij non rinuncia – del resto la rinuncia non appartiene alla sua natura, profondamente combattiva – all’idea, a questa grandiosa idea, ma, nell’Idiota, giunge infine a constatare l’inevitabile sconfitta di questa natura umana pienamente bella [11]. [12] Per un approfondimento sulla presenza dell’impressionante dipinto nell’Idiota rimando all’articolo Dostoevskij ed il “Cristo morto” di Holbein. Dostoevskij crea figure di nichilisti memorabili, indimenticabili; nichilisti spontanei, definiamoli così, come Svidrigajlov, sinistro personaggio di Delitto e castigo, e soprattutto come Stavrogin, l’inquietante e malvagio centro, vero e proprio funesto demiurgo dei Demòni [20], che si rendono entrambi protagonisti di abusi sessuali nei confronti di bambine fatte a pezzi dal rimorso e dalla vergogna, e che, come i loro aguzzini, ricorrono al suicidio per porre fine ai loro insostenibili tormenti, e nichilisti intellettuali, come l’ingegnere Kirillov, altro demòne, creatore di una delle vette del pensiero negativo umano, filosofo del suicidio e della singolare teoria dell’Uomo-Dio [21], e Ivan Karamazov, ideatore di un testo, il poema Il Grande Inquisitore [22], che si impone come uno dei massimi vertici, difficilmente, quasi impossibilmente eguagliabili, non solo della produzione dostoevskiana, ma dell’intera produzione filosofico-letteraria universale; Ivan che, con la sua teoria del tutto è permesso in assenza di Dio, arma il braccio di Smerdjakov [23], finendo però per sprofondare nella follia, follia che gli impedisce di ricorrere a quella soluzione estrema che accomuna tutti i nichilisti di Dostoevskij, come mostrato in questa breve rassegna, il suicidio. Terza parte, Fëdor Dostoevskij, «Memorie dal sottosuolo»: la malattia della consapevolezza. E voi. Dostoevskij ed il “Cristo morto” di Holbein. Seconda parte. Iscriviti a Yahoo Answers e ricevi 100 punti oggi stesso. Prima parte, Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo. Privacy Policy | We do not sell or share your personal information | © 2020 All About Jazz. Il romanzo finisce in tragedia, con l’uccisione della meravigliosa Nastas’ja Filippovna da parte del barbaro Rogožin, e con il principe Myškin che sprofonda nella follia. Dunque, riassumendo, sulla sommità della propria concezione filosofica, sempre a partire dall’uomo, Dostoevskij colloca Cristo, all’opposto, in basso, il sottosuolo e, ancora più in basso, il sottosuolo del sottosuolo, l’anarco-nichilismo ateo. E nella produzione di Dostoevskij c’è un personaggio in particolare che incarna il seguace del socialismo, peraltro radicalizzandone, come se non bastasse, il credo, approdando al dispotismo illimitato [26]. E lo spiai, scrutai, divise immaginai, di uno che, marciò, l'Europa calpestò, la mia mente a una folla di sguardi spietati fuori da quei fili spinati. E guardai, scrutai, quel vecchio a Monaco quel sorriso, quella birra quante cose poi pensai, la mia mente a una folla di sguardi fissati dietro a quei fili spinati. Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Pinterest (Si apre in una nuova finestra), Il mondo alla rovescia, riscoprire la satira in Svizzera, Cronache vinciane d’inimicizia michelangiolesca, La casa in collina, tragica testimonianza dell'impotenza dell'intellettuale, Fëdor Dostoevskij, «Memorie dal sottosuolo»: la malattia della consapevolezza. È tutto chiaro leggendo le sue parole, non le si può fraintendere, a meno che non le si voglia fraintendere, deliberatamente. Reset your passwordClick the eye to show your password. Seconda parte. È un tormentone per me. Il monachesimo degli albori si fonda sulla libertà individuale del monaco, che liberamente sceglie la vita solitaria.
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